Dalla lettura di un romanzo, di una poesia o dall’osservare un dipinto o una statua, traggo ispirazione, mi invento una storia come ero solito farlo quando – all’età di 5 o 6 anni – osservavo i quadri dei pittori fiamminghi, affascinato dai minuti personaggi racchiusi al loro interno.

Lo studio degli artisti rinascimentali e barocchi, i cui lavori sono pagine aperte di antichi miti o di temi religiosi, hanno sempre un peso notevole sul mio lavoro, e anche le mie immagini interpretano un pensiero, veicolano una domanda o raccontano una storia: chi le osserva si ritrova immancabilmente a riflettere sull’argomento proposto, poiché riguardano l’intimo delle persone, dai ricordi d’infanzia alle grandi domande che ciascuno di noi si pone.

Amo il periodo pittorialista, quello che si proponeva di combinare insieme pittura e fotografia, e per questo motivo le mie opere hanno una somiglianza con le stampe realizzate con le antiche tecniche, dalla gomma bicromata alla oleotipia, un modo per ottenere risultati in bilico tra fotografia e pittura, tra reale e finzione così da stimolare ulteriormente la fantasia di chi le osserva.

Il mio set fotografico è il PC e con questo creo ambientazioni 3D dove posiziono modelli, oggetti e luci. Al suo interno mi muovo virtualmente alla ricerca dell’inquadratura ideale per il rendering finale, che successivamente manipolerò tramite Photoshop per ricavare l’opera definitiva, quella destinata a diventare la matrice per le stampe destinate al mercato fine-art.