Abbazia di Sant’Andrea di Vercelli: vedere quello che non c’è…

Il piacere di osservare l’architettura di antiche costruzioni è innegabile, non solo quando ci si imbatte in vere e proprie opere d’arte, anche edifici semplici possono racchiudere interessanti particolari se si ha l’occhio allenato nel vedere oltre quello che abbiamo davanti.

Mi diverte ricercare gli stadi di costruzione di un edificio, ad esempio di come un castello si sia sviluppato attorno a un semplice grande maschio (inteso come torre, non come… castellano!), e in questo articolo desidero far notare un qualcosa che ben difficilmente lo si rileva, sebbene vi siano dei segni evidenti al passaggio.

Passeggiando sotto il porticato del bellissimo chiostro dell’Abazia di Sant’Andrea di Vercelli, capolavoro romanico/gotico del 1200, si nota ad un certo punto una parete di mattoni visibilmente differenti da quelli regolari, possiamo dire perfetti, dei muri perimetrali della costruzione, sembra che vi sia stata eseguita una tamponatura di una qualche apertura.

Certamente non è insolito che col trascorrere del tempo vi siano porte o comunque passaggi che vengono chiusi, o aperti, a secondo delle necessità – ricordiamo per inciso il passaggio aperto sotto il Cenacolo realizzato da Leonardo da Vinci che ne ha deturpato una parte – e anche qui si tratta di una apertura, nonostante si possa pensare al contrario.

Infatti qui doveva senz’altro trovarsi il proseguimento del contrafforte che si può vedere nella fotografia scattata dall’altro lato del chiostro: ad un certo punto un qualche abate ha pensato che gli era scomodo dover scansare il pilastro, il contrafforte che riduceva il passaggio, ogni volta che transitava lungo il porticato.

Curioso il fatto che si sia asportata solo la parte in basso di questo contrafforte, tutta la parte superiore è rimasta e pare gravi sull’arco del porticato.

Ammetto che da quando compresi cosa accadde, cerco di non passare proprio sotto quell’arco… non si sa mai!

Marco Mattiuzzi – 12/10/2020

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