Castel Beseno

Il fascino dei castelli, che immancabilmente associamo al medioevo indipendentemente dalla data della loro costruzione, è un qualcosa che probabilmente nasce dall’idealizzazione di un’epoca che visualizziamo come un qualcosa tra il reale e la favola, un luogo dove convive la forza visionaria dell’uomo e una vicinanza maggiore ai ritmi della natura.

Si è inconsciamente portati a recuperare quell’entusiasmo, quella forza di volontà nel costruire a lungo termine pensando alle generazioni successive, tipiche del medioevo che sentiamo ci appartengono ma che non riusciamo più a mettere in pratica.

I castelli sono costruzioni che, sebbene a volte distrutti e ricostruiti o anche solo rimaneggiati, trasmettono – alla pari delle grandi cattedrali medievali – la percezione del tempo, un tempo che pare non avere termine, anche quando restano solo ruderi si avverte in quelle poche pietre ancora tutta la storia impressa dalle vicissitudine delle persone che vi hanno abitato nel corso dei secoli.

Castel Beseno, una notevole struttura difensiva situata nel Trentino Alto Adige, nei pressi del paese di Besenello in provincia di Trento, l’ho visitato nel 2008 dopo che per diversi anni percorrendo l’autostrada verso il Brennero mi ero limitato ad ammirarlo in lontananza.

Quello che troviamo oggi è la ricostruzione avvenuta nel ‘500 dopo che era stato distrutto da un incendio, il suo aspetto medievale è mutato quindi in dimora residenziale anche se ha mantenuto la funzione di fortezza difensiva, tanto che alla fine del ‘700 riuscì a resistere ad un cruento assedio da parte delle truppe napoleoniche, sconfitte dall’arrivo di rinforzi austriaci giunte in difesa del castello.

Con il tempo la sua funzione difensiva passò in secondo piano, tanto che nell’800 fu abbandonato e iniziò la sua decadenza sia come importanza strategica sia come edificio in sé, accelerata dalla rimozione delle coperture per non pagare le imposte sulla proprietà (molti castelli subirono danni  indicibili a causa di questa pratica conseguente alle tasse esorbitanti per strutture non utilizzate, come ad esempio il castello di Verrés in Val d’Aosta, tanto per citarne uno).

Solo verso la fine del XX secolo tutta la struttura, divenuta proprietà della Provincia Autonoma di Trento, finalmente fu restaurata e adesso il castello è aperto alle visite pubbliche, e se si è fortunati – come lo ero stato io nel 2008 – si possono incontrare al suo interno compagnie di rievocazione medievale che, in costumi d’epoca e con tanto di accampamento, eseguono dimostrazioni di come poteva essere la vita degli occupanti del castello nei tempi passati.

Marco Mattiuzzi 07/09/2020

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