Graffiti medievali presenti sui portali della basilica Sant’Andrea di Vercelli

I tre portali della Basilica di Sant’Andrea di Vercelli, dove si possono trovare i graffiti descritti nell’articolo

La Basilica di Sant’Andrea di Vercelli, capolavoro gotico romanico realizzata per merito del cardinale Guala Bicchieri (1150 circa – 1227) nell’arco di pochi anni (1219-1227), conserva – oramai alquanto consunti – alcuni graffiti medievali che meriterebbero di essere menzionati nelle varie guide che illustrano la storia di questa basilica.

Probabile simbolo del monte Calvario (disegno)
Probabile simbolo del monte Calvario (originale)

In occasione degli 800 anni dalla sua fondazione, nel calendario degli eventi organizzati per festeggiarla, l’Associazione Artes Liberales di Vercelli, di cui sono attualmente uno dei consiglieri, a seguito di una mia segnalazione ha esposto nella mostra “Armonie tra romanico e gotico” le riproduzioni fotografiche di alcuni di questi graffiti, a suo tempo recensiti dal Gruppo Archeologico Vercellese.

Successivamente anche l’Associazione “La Rete“, sempre molto attiva a Vercelli, ha incluso questi graffiti nell’itinerario delle sue visite guidate all’abbazia di Sant’Andrea: durante una di queste visite ho avuto la fortuna e il piacere di ricevere ulteriori informazioni proprio da chi nel 1990 le aveva documentate per il Gruppo Archeologico Vercellese, insieme ai graffiti presenti sul Sarcofago della Chiesa di San Paolo, ora conservato nel Museo Leone di Vercelli.

Nel Medioevo la denominazione di graffito è riferita a disegni simbolici e a testimonianze scritte, in genere brevi o ridotte soltanto a un nome, eseguiti su superfici dure (intonaco, pietra, terrecotte, metalli) con strumenti di metallo o di osso appuntiti (chiodi, coltello, e così via…) con la tecnica dello sgraffio.

Nodo di Salomone (disegno)
Nodo di Salomone (originale)

Molto in uso nel mondo classico e tardo-antico e in generale di epoche e di ambienti nei quali l’alfabetismo era largamente diffuso, iniziò ad essere meno praticato in tutto il mondo europeo e mediterraneo dal secolo 6°-7°, forse a causa di un decadimento dell’educazione scolastica e quindi di minore alfabetismo delle persone: in questo periodo li troviamo pressoché  solo nei luoghi di sepoltura o comunque dedicati a riti religiosi.

A partire dal XIII° secolo, nel tardo medio evo, si riprende l’uso del graffito come simbolo di testimonianza, una sorta di memoria  come ad esempio i graffiti devozionali di pellegrini o di visitatori occasionali di luoghi di culto, che incidevano il proprio nome o quello di parenti o amici, oppure anche generiche e brevi espressioni di venerazione, il tutto riportato il più possibile vicino alla tomba di un santo o del luogo di venerazione.

Motivo floreale (disegno)
Motivo floreale (originale)

Vi sono anche graffiti che sono annotazioni di particolari funzioni religiose, nonché graffiti con necrologici o funerari, consistenti nel nome del defunto tracciato con tecniche sommarie sulla tomba o in prossimità della sepoltura.

L’Abbazia di Sant’Andrea, situata sulla Via Francigena con annesso un rinomato Hospitale, era una tappa importante per i pellegrini che andavano a Roma o che proseguivano per la Terra Santa, quindi non c’è da stupisci se – come avviene ancora oggi – alcuni di questi pellegrini incisero sulle pietre della basilica il loro nome, il loro stemma araldico (o del loro padrone) o simboli indicatori della loro destinazione.

Il primo graffito riportato in questo articolo potrebbe essere un riferimento al monte Calvario, sebbene di solito sia rappresentato con il solo triangolo centrale con sopra la croce.

Motivo araldico (disegno)
Motivo araldico (originale)

Il secondo simbolo raffigura il nodo di Salomone, uno dei segni più antichi e molto diffuso nell’iconografia occidentale ma che ha risalto anche in culture africane, amerindie e asiatiche.

Rappresenta l’inaccessibilità divina e sintetizza la croce greca, la svastica e il labirinto: sul Nodo di Salomone si potrebbero scrivere testi a non finire… forse sarà oggetto di un altro articolo a venire.

Il terzo graffito è un motivo floreale a dodici petali, comune nella ceramica medievale e rinascimentale, mentre il quarto è un motivo araldico, uno scudo losangato con il capo all’aquila coronata, con sopra una scritta che potrebbe essere riferita ad una data.

Poiché lo scudo è raffigurato abbastanza curvo nel basso, potrebbe essere del XV° secolo in quanto quelli medievali sono più che altro triangolari (a punta nella parte bassa).

Probabile sigla notarile (disegno)

Il graffito più interessante – e più rovinato – è senz’altro l’ultimo: si tratta di una iscrizione, molto probabilmente incisa da un uomo colto: da notare in particolare il capo-lettera, molto elaborato che ha portato a pensare che il tutto si possa trattare di una sigla notarile di un certo Johannes Habram (M)alto(a), ma non vi sono stati riscontri con le sigle notarili presenti nell’Archivio Comunale di Vercelli, si è potuto solo datarlo ai secoli XIII-XIV confrontandone la forma delle lettere.

Probabile sigla notarile (originale)

Purtroppo le varie puliture susseguitesi alla facciata della basilica ha reso quasi illeggibile alcuni di questi graffiti, forse si dovrebbe prestare maggiore attenzione durante i restauri affinché non vengano cancellate tracce del passato sebbene non rientrino nel campo delle opere d’arte.

Marco Mattiuzzi – 22/06/2019

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