I doni dei tre Re Magi

Lorenzo Monaco

Il 6 gennaio si ricorda l’arrivo dei tre Re Magi alla capanna a Betlemme (o alla caverna, dipende dal vangelo preso in considerazione e da come viene interpretato) dove Maria aveva partorito 13 giorni prima. La tradizione vuole che Melech, Balthazar e Galgalath (conosciuti oggi come Melchiorre, Baldassare e Gasparre) portassero in dono oro, incenso e mirra al piccolo Gesù.

I doni erano di utilità pratica oppure simbolici come si potrebbe supporre in quanto tutto quello che viene narrato dalla notte dei tempi, particolarmente quando si tratta di testi religiosi o che riguardano i miti, rientra in questo ambito?

Se restiamo alla tradizione che vuole oro, incenso e mirra come doni, una interpretazione potrebbe essere che l’Oro, essendo un metallo prezioso, viene riservato ai Re e Gesù è notoriamente il Re dei Re; l’Incenso è usato nei rituali di adorazione di divinità, e Gesù senza dubbio è una divinità; la Mirra viene impiegata nel culto dei morti, e Gesù si è fatto uomo quindi è mortale come corpo.

Sant’Ireneo nel II° secolo D.C. spiega meglio il significato dei tre doni: la mirra è l’olio tradizionalmente utilizzato per la sepoltura e allude alla Passione di Cristo, l’oro è simbolo di regalità, l’incenso è riservato a Dio, mentre nel XII secolo Bernardo di Chiaravalle affermerà che l’oro era per alleviare la povertà della Vergine, l’incenso per disinfettare la stalla di Betlemme e la mirra come un vermifugo. Infine Lutero, quattro secoli dopo, li associa a fede, speranza e carità, le tre virtù teologali.

Adorazione dei Magi di Giotto
Cappella degli Scrovegni, Padova

Recentemente è stata avanzata anche un’altra interpretazione, che suggeriscono scopi essenzialmente curativi per i tre doni. Infatti l’oro pare abbia proprietà terapeutiche e il suo uso risale ai tempi degli egizi, i quali aggiungevano oro a bevande e cibi per suscitare il favore degli dei. Tuttavia probabilmente non si trattava di oro, ma di polvere di curcuma, una radice originaria dell’oriente dal colore giallo oro, utilizzata già a quel tempo per insaporire i cibi ma anche come medicamento, in particolare per curare le infezioni.

Poiché veniva definita “oro delle spezie”, la possibilità che il dono di Melchiorre fosse proprio polvere di curcuma e non oro inteso come metallo prezioso, è giustificato da

l fatto che dopo un parto le infezioni sia per la madre sia per il piccolo nato erano altissime.

L’Incenso, chiamato anche gomma di olibano, è una resina bruciata in tutte le cerimonie sacre e religiose, in quanto in grado di indurre uno stato favorevole alla meditazione e alla preghiera. Ma dal punto di vista medico l’incenso ha una potente attività antinfiammatoria a carico dell’intestino e dell’apparato muscolo-scheletrico, contrasta le infiammazioni delle vie respiratorie e le affezioni cutanee (psoriasi, eczemi, dermatiti, ecc..). Pertanto anche questo dono poteva avere un’utilità medica rilevante in questo contesto.

Adorazione dei Magi di Giotto
Basilica inferiore, Assisi

Così anche la Mirra, antiinfiammatorio, antisettico e potente analgesico (paragonabile alla morfina), impiegata in caso di affezioni del cavo orale come afte e gengiviti, ma anche per ferite e ulcerazioni cutanee. Di conseguenza anche questo ultimo dono rientra a pieno titolo nel “pacchetto” di sostanze medicinali che i Tre Re Magi – che ricordiamo erano astronomi e alchimisti e pertanto versati nella medicina – portarono in dono con scopi curativi, forse il miglior modo per rendere omaggio al piccolo Gesù secondo questa recente interpretazione.

frammento di un graduale miniato da Giovannino da Genova e datato al XIV secolo

La raffigurazione artistica di questo evento l’ho affidata a una tavola di Lorenzo Monaco (Galleria degli Uffizi a Firenze), ad un affresco di Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova e un altro nella Basilica Inferiore di Assisi, e ad un frammento di un graduale miniato da Giovannino da Genova e datato al XIV secolo

Marco Mattiuzzi – 06/01/2019

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