Il David vittorioso di Andrea del Verrocchio

Durante la mia visita alla recente mostra su Andrea del Verrocchio (1435-1488) a Palazzo Strozzi di Firenze, ho avuto modo di ammirare e di fotografare il suo David, un’opera straordinaria che l’artista eseguì con una unica gettata in bronzo, tranne la testa di Golia che fu fusa separatamente, tecnica questa notevole per quell’epoca.

La sua datazione, come l’individuazione del committente, è controversa anche se sembra assodato che sia stata ordinata da componenti della famiglia de’ Medici: Tommaso Verrocchio in un elenco, redatto nel 1496, di opere eseguite dal fratello Andrea per i Medici, annotava il fatto che la statua del David “non era ancora pagata“, mentre Giorgio Vasari (1511-1574), a cui dobbiamo con il trattato “Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori italiani, da Cimabue insino a’ tempi nostri” numerore informazioni e pettegolezzi, pubblicato nel 1550 e riedito con aggiunte nel 1568,  ritiene la datazione della scultura successiva a un soggiorno di Andrea del Verrocchio a Roma avvenuto intorno ai primi anni del 1470.

Probabilmente fu ordinata da Piero di Cosimo de’ Medici detto il Gottoso (1416-1469), forse desiderando un David alla pari di quello di Donatello (1386-1466), ma si conosce per certo solo il fatto che i suoi figli ed eredi, Lorenzo (1449-1492) e Giuliano de’ Medici (1453-1478) vendettero la statua nel 1476 alla Signoria di Firenze per 150 fiorini.

Dapprima posta all’ingresso della Sala dei Gigli di Palazzo Vecchio, presso la Porta della Catena, dove rimase fino al ‘600, quindi all’interno del Guardaroba Granducale; ad inizio ‘700 venne spostata agli Uffizi classificandola genericamente come statua a soggetto mitologico di anonimo.

Si pensò infatti che rappresentasse Marte,  questo perché la testa di Golia aveva preso un’altra strada, e solo nel 1777 la si ritrova inventariata come “Testa del Gigante Golia con ferita nella fronte” e successivamente nel 1784 come “Una testa in bronzo, con peduccio di giallo di Siena, d’incognito“.

Solamente nel catalogo redatto nel 1825 il David viene riconosciuto come tale e indicando come possibile autore Andrea del Verrocchio; collocato al Museo del Bargello intorno al 1870, lo ritroviamo inventariato nel primo catalogo del Museo del 1878, finalmente riunito della testa di Golia e attribuito definitivamente ad Andrea del Verrocchio..

Il personaggio biblico del David è stato sempre apprezzato dalla Repubblica Fiorentina, in quanto rappresentava il simbolo di “difensore della libertà” e pertanto assumeva connotazioni politiche, tanto che Palazzo Vecchio ospitò ben tre “David“: nel 1416 il David in marmo di Donatello, nel 1476 quello del Verrocchio e nel 1495 quello in bronzo di Donatello.

Tuttavia è solo il David del Verrocchio che rispetta la tradizione biblica, vestito di una corta corazza e con le braccia e le gambe nude, un giovane guerriero che impugna una spada a rappresentare la lotta per la libertà dalla tirannide, e per traslazione rappresentare degnamente la libertà di Firenze.

Rimarchevole il modellato del corpo adolescenziale, anatomicamente corretto e intriso di sfumature psicologiche ampliate dal sorriso abbozzato, elementi questi che Verrocchio seppe trasmettere al suo allievo Leonardo da Vinci (1452-1519) che alcuni ne ritengono di intravedere i lineamenti in questo capolavoro.

Interessante sapere che la spada, un gladio per l’esattezza, è in ferro e di epoca successiva e neppure impugnata in modo accurato, in quanto fissata nell’incavo del palmo tra il pollice e le punte delle dita utilizzando un cuneo.

Anche la testa di Golia, secondo diversi studiosi, non doveva in origine essere posta ai suoi piedi ma separatamente, forse su altro basamento, ipotesi questa che spiegherebbe il motivo della separazione del David dalla testa di Golia avvenuta successivamente, e si suggerisce di posizionarla alla sinistra del David, sotto la spada così da mettere in risalto il movimento.

Riguardo il punto di vista principale, forse improponibile in quanto la statua doveva essere vista “a tutto tondo”, cioè da tutte le parti alla pari del bronzo di Donatello, dimostrando come Andrea del Verrocchio “cercasse di estendere la figura nello spazio creando numerosi punti di fuga“, alcuni propendono per la vista frontale del corpo e quindi con il volto a destra poiché David fissa un punto perso in lontananza, mentre altri preferiscono dare priorità al volto visto frontalmente.

Personalmente ho optato per giraci attorno più volte, e assicuro che da qualsiasi lato lo si osservi l’emozione è notevole!

Marco Mattiuzzi – 19/08/2019

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