Il medioevo e la misurazione del tempo

Orologio astronomico di Praga

Nel medioevo la suddivisione della giornata era scandita dalle “ore canoniche“, queste indicavano i momenti delle preghiere in comune dei monaci e per un lungo periodo furono la principale misurazione del tempo, non solo nei conventi o nelle chiese ma anche nei campi, nei castelli e villaggi.

Il Mattutino, durante la notte prima dell’alba, quindi le Lodi all’alba, seguite dall’ora Prima (alle ore 6:00), la Terza (alle ore 9:00), la Sesta (alle ore 12:00), la Nona (alle ore 15:00), i Vespri al tramonto e infine la Completa prima di coricarsi, regolavano la vita di tutte le persone, dai religiosi ai nobili, dai contadini ai militi.

Un tempo lento, in un’epoca dove ogni occupazione – dal lavoro nei campi alla copiatura di un manoscritto, così come un addestramento militare – richiedeva un impegno manuale prolungato e pertanto non si avvertiva alcuna necessità di una suddivisione più minuziosa della giornata.

Orologio astronomico di Padova

Dalla fine del ‘200 tuttavia, con l’avvento dei mercanti, sorgono altre esigenze così che accanto al “Tempo della Chiesa” si affianca il “Tempo dei Mercanti“: si moltiplicano le meridiane, orologi solari che però necessitavano oltre che del sole anche della loro visione diretta per comprendere che ora fosse (bisognava guardarle per capire che ora fosse, quindi poco pratiche); il salto di qualità si ha verso il XIV secolo, anche per il perfezionamento delle tecniche metallurgiche, quando si creano i primi orologi meccanici che vengono posti sulle torri dei palazzi comunali o sui campanili delle chiese a scandire con suoni di campane le ore e addirittura dei quarti d’ora a tutti gli abitanti dei villaggi.

Orologio astronomico di Mantova

Considerati questi orologi meccanici, che sovente erano anche dei planetari, delle meraviglie che andavano ben oltre al loro scopo primario, erano visti come dei prodigi di tecnica, probabilmente ammirati con grande stupore dalla gente dell’epoca quanto potremmo noi esserlo osservando una navicella spaziale o altre innovazioni scientifiche.

Ricostruzione dell’Astrario
di Giovanni Dondi

Uno dei più straordinari orologi meccanici, di cui purtroppo non si conserva l’originale, fu l’astrario di Giovanni Dondi (1318-1388), un orologio astronomico in grado di mostrare l’ora, il calendario annuale, il movimento dei pianeti conosciuti all’epoca della sua costruzione, del Sole e della Luna: un orologio planetario considerato ancora oggi un capolavoro dell’epoca medievale.

L’intento del costruttore era quello di creare “un’opera dove potessero essere visti dall’occhio tutti i movimenti secondo la longitudine che gli astronomi assegnano ai pianeti, con i loro cerchi e le loro periodicità, dove possano essere indicate quelle numerose particolarità che i saggi insegnano e che l’esperienza mostra, dove si possa anche avere, ad ogni istante, senza alcun calcolo fastidioso, le posizioni di tutti i pianeti, i loro argomenti veri e medi, i loro centri medi, le loro auge e le altre coordinate, come se si fosse operato con le tavole, per quel medesimo istante, e tutto questo con una differenza infinitesima o, se ce n’è una, pressoché trascurabile.

Giovanni Dondi, in seguito denominato per la usa abilità dell’Orologio (i discendenti assunsero in seguito questo appellativo come cognome), lo costruì nella seconda metà del 1300, si suppone tra il 1365 e il 1384 prendendo in esame i calcoli astronomici impiegati per tarare il suo planetario.

L’orologio viene ancora menzionato nel 1529 in occasione dell’arrivo in Italia di Carlo V, re di Spagna e Imperatore del Sacro Romano Impero, ma è ormai in cattivo stato di conservazione e privo di manutenzione, andò probabilmente distrutto negli anni successivi in quanto nessuno era in grado di comprendere i complessi meccanismi che lo regolavano e quindi di ripararlo.

Luigi Pippa mentre lavora sull’Astrario

Fortunatamente si sono conservati dei manoscritti, i “Tractatus Astrarii“, dove Dondi illustra il suo lavoro nei minimi particolari oltre che a motivarlo intellettualmente. Questi manoscritti hanno permesso, a partire dal 1960, la ricostruzione di questo straordinario orologio: una prima copia fu costruita da Thwaites&Reed Ltd. di Clerkenwell (Londra), avvalendosi degli studi di H. Alan Lloyd, quindi una seconda copia fu realizzata nel 1961 per il Museo della Scienza e della Tecnica di Milano dal “mechanicus mediolanensisLuigi Pippa.

Oggi se possiamo portare al polso il nostro orologio, divenuto in alcuni casi uno status symbol, lo dobbiamo agli uomini del medioevo che con i loro studi, la loro abilità e lungimiranza hanno inventato uno strumento che è diventato indispensabile e che, a detta di alcuni, ha favorito addirittura la Rivoluzione Industriale.

Termino riportando un pensiero, per certi risvolti inquietante, di Oscar Wilde che scrisse “la macchina tende a fare dell’uomo una macchina”: l’orologio infatti impose agli uomini misurazioni accurate delle attività che prima lo erano con vaga approssimazione, finendo quindi per indurre profonde modifiche di carattere sociale ed economico, così come è avvenuto per tante altre invenzioni apparentemente di poca importanza.

Marco Mattiuzzi – 04/05/2019

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Orologio del Duomo di Cremona
Orologio della Torre di Sant’Andrea, Chioggia

 

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