Il Nazismo e la fotografia di Anna Koppitz

Frontespizio della rivista mensile
“Odal. Monatsschrift für Blut und Boden”
Anna Koppitz

Si era sempre ritenuta la fotografa Anna Koppitz (1895-1989) solo una semplice assistente di suo marito Rudolf Koppitz (1884-1936), uno dei principali fotografi d’arte viennesi del periodo tra le due guerre, esponente dell’Art Nouveau di inizio XX secolo e ricordato sopratutto per i suoi scatti di nudo e danza.

Ricerche recenti hanno permesso di riportare alla luce la produzione fotografica di Anna Koppitz, un lavoro che non è stato così di secondo piano rispetto ad altri professionisti del settore che operavano all’epoca, togliendola dal dimenticatoio di fatto relegata a causa della sua partecipazione ai progetti di propaganda nazista.

Come è accaduto a molti altri artisti fotografi o pittori che in un modo o nell’altro accettavano commissioni dal governo nazista o fascista di allora, dal dopoguerra si è provveduto sistematicamente a ignorare, o addirittura cancellare, la loro memoria quasi fossero degli appestati.

Richard Walther Darré

Il coinvolgimento di Anna Koppitz nella propaganda del Terzo Reich iniziò quando Richard Walther Darré (1895-1953), ministro nazista dell’agricoltura e ideologo razziale, cercò di contattare Rudolf Koppitz che credeva ancora in vita, in quanto la moglie usava firmare propri scatti fotografici usando il nome del marito, probabilmente per poterli commerciare in modo più vantaggioso.

Richard Walther Darré era stato incaricato dallo stesso Hitler ad elaborare un programma agrario per il NSDAP (il Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori) allo scopo di conquistare la popolazione rurale alla causa del movimento nazionalsocialista, la cui adesione era ancora prevalentemente urbana.

Identificando il futuro della razza nordica nella classe contadina, Richard Walther Darré per propagandare le sue idee sulla purezza razziale aveva necessità di materiale fotografico che dimostrasse la superiorità fisica e morale del nuovo popolo destinato a governato il mondo.

Per questo motivo ingaggiò Anna Koppitz, che probabilmente accettò l’incarico non tanto per adesione agli ideali nazisti – non furono mai trovati documenti che attestassero un suo assenso alla politica hitleriana – ma piuttosto come opportunità lavorativa che le permetteva di emergere artisticamente scrollandosi finalmente l’etichetta di assistente del marito Rudolf Koppitz.

Anna Koppitz
ritratta il 1930 da Rudolf Koppitz

Seguendo lo stile di altri grandi fotografi che operarono in quell’epoca in Germania, quali il fotografo sportivo Hanns Spudich e soprattutto influenzata dall’estetica cinematografica di Leni Riefenstahl, riprese immagini della gioventù femminile sia impegnata nei campi sia in giochi ginnici, esaltandone il corpo statuario e le peculiarità caratteriali.

Le sue opere sono in fondo documentaristiche, il suo approccio con i soggetti non si discosta molto dalle immagini che suo marito realizzava durante i suoi viaggi nei villaggi rurali austriaci e ungheresi, e quando riprende le atlete si ritrova la ricerca di Rudolf Koppitz riguardo il movimento che viene sempre visto come una danza che esalta la bellezza del corpo.

La riscoperta di questi suoi interessanti lavori dovrebbe essere di incitamento a metterei finalmente da parte risentimenti che hanno portato a depennare numerosi artisti dalla storia, con conseguente archiviazione in magazzini di tante opere allo scopo di nasconderle (e chissà quante sono state appositamente distrutte!), adducendo ridicole paure che queste possano suscitare rigurgiti nostalgici.

Come supporto alla breve scheda su Anna Koppitz inserisco alcune immagini che reputo rappresentative del suo lavoro.

Marco Mattiuzzi – 12/04/2019

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