La finestra come concetto spaziale

Lucio Fontana

Quando sentiamo parlare di “concetto spaziale” abbiniamo a questo termine i “tagli” di Lucio Fontana, una icona questa entrata nell’immaginario collettivo anche di chi non segue il modo dell’arte.

Sappiamo, dai vari fiumi di inchiostro che i critici hanno dedicato a questo tema, che si tratta – semplificando molto per brevità – del tentativo dell’autore di “andare oltre” a quello che si può imprimere sulla tela, un cercare altri spazi dove condurre chi guarda l’opera.

Non sto a dilungarmi più a lungo su Fontana, e neppure a schierarmi tra chi lo considera un grande artista o chi ritiene la sua opera solo una “cavolata”, desidero invece illustrare come in tempi passati, ben prima dell’avvento dei ormai famosi tagli (o buchi), altri pittori abbiano cercato questo “andare oltre” la tela operando diversamente.

Tiziano Vecellio: Venere con suonatore di liuto

Mi riferisco all’impiego della finestra,  la cui simbologia nel mondo dell’arte ha avuto un notevole percorso che ha coinvolto l’evoluzione della pittura dalla prospettiva all’uso della luce.

La finestra, chiusa o aperta, presuppone già di per sé un fuori e un dentro, che simbolicamente si può associare rispettivamente a un luogo pubblico e a un luogo privato. Andando oltre, proprio come desiderava Fontana, si potrebbe anche azzardare a intendere il fuori come luogo ignoto e quindi insidioso, mentre il dentro è un qualcosa di famigliare e pertanto di conosciuto e sicuro.

Lorenzo Di Credi: Annunciazione

In questa sintetica scheda, propongo alcuni dipinti e fotografie raggruppati per tipologie: da quelle aperte verso paesaggi che completano la scena, a quelle che anziché “portare fuori” portano al loro interno la luce così da illuminare il soggetto ritratto; da finestre che amplificano le linee di fuga prospettiche a quelle che suggeriscono proprio una “fuga” verso l’esterno, verso un oltre misterioso.

Pietro Perugino:
San Bernardino risana una fanciulla

Nel dipinto “Venere con suonatore di liuto” di Tiziano Vecellio (1488-1576) la finestra è strutturata come una quinta di teatro, il tendaggio aperto mostra un paesaggio che diventa il punto di fuga dell’occhio, senza peraltro creare contrapposizione tra il dentro e il fuori. Qui lo studio dell’impianto scenico porta a considerare la prospettiva come armonia del reale, quasi una ricerca di perfezione ideale dove ciascun piano ha la medesima importanza.

Jan Vermeer: Donna che legge una lettera davanti alla finestra

Anche nel dipinto seguente, “Annunciazione” di Lorenzo di Credi (1459-1537), troviamo una finestra – questa volta ben delimitata – che ha il compito di ampliare la prospettiva, ma anche di circoscrivere l’ambiente in modo da isolarlo dall’esterno oltre che a regolare in modo ordinato tutta la scena.

Così come nel “San Bernardino risana una fanciulla” di Pietro Perugino (1446-1523), dove il paesaggio che si apre sullo sfondo incorniciato dalle colonne e dall’arco esalta l’architettura rinascimentale dell’impianto scenico, in modo da sovrastare le figure che appaiono insignificanti rispetto al peso della prospettiva che conduce lo spettatore ad osservare l’infinito scivolando sul primo piano.

Jan Vermeer: Donna che scrive una lettera alla presenza della domestica

Invece in “Donna che legge una lettera davanti alla finestra” e in “Donna che scrive una lettera alla presenza della domestica“, entrambe di Jan Vermeer (1632-1675), abbiamo un uso della finestra diverso, questa volta non è utilizzata per “andare fuori“, ma per “portare dentro” qualcosa: la luce che avrà il compito di raccontare uno stato d’animo, creare l’atmosfera che altrimenti non potrebbe esserci.

In questo caso non vediamo nulla di quello che vi è oltre la finestra, ma siamo partecipi dell’effetto che crea ciò che si trova al di là della nostra visuale, la cui presenza possiamo solo immaginarla osservando la scena interna.

Diego Velázquez: Las Meninas

Nei due seguenti dipinti, “Donna che si allaccia il corpetto vicino a una culla” di Pieter De Hooch (1629-1684) e “Las Meninas” di Diego Velázquez (1599-1660), la finestra, o meglio la porta (ha lo stesso scopo, quello di condurre fuori o dentro qualcosa o qualcuno), assume un ruolo che si potrebbe definire inquietante, quasi come se fosse un passaggio per l’aldilà e un invito ad oltrepassare quella soglia.

Pieter De Hooch: Donna che si allaccia il corpetto vicino a una culla

A questo punto, un accostamento all’opera di Lucio Fontana diventa forse inevitabile, e anche se in questa minuta scheda si è potuto solo fornire degli spunti di riflessione, probabilmente si comprende che non sono così innovativi i tagli sulla tela, sono solo la conseguenza di centinaia di anni di ricerca che altri artisti hanno portato avanti, aggiungendo di volta in volta un tassello alla costruzione di un’opera d’arte che abbia lo scopo di mostrare qualcosa oltre la tela.

Concludo con un paio di fotografie di Jan Saudek (1935), che ha utilizzato sovente la finestra del suo studio come sfondo ideale delle proprie scene, sovente grottesche e irriverenti, anche erotiche ma sempre colme di poesia, a riprova che il desiderio dell’oltre, dell’evadere dalla realtà che a volte la si avverte come condizionamento della propria esistenza, non ha limiti di tempo o di tecnica.

Jan Saudek
Jan Saudek

Marco Mattiuzzi – 13/03/2019

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