La Madonna dei Parafrenieri di Caravaggio

La Madonna dei Parafrenieri di Caravaggio

La Madonna dei Parafrenieri (o Palafrenieri) di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, era stata commissionata, per l’appunto, dalla Arciconfraternita dei Parafrenieri Pontifici (nobili appartenenti alla corte pontificia responsabili delle scuderie pontificie).

Nell’intenzione della Confraternita doveva sostituire l’allora dipinto di Sant’Anna, patrona dei Parafrenieri, e Caravaggio era stato persino pagato in anticipo per quest’opera. E fu una fortuna, in quanto ai confratelli la tela non piacque affatto: la Madonna aveva le sembianze di una popolana ben individuabile nella modella e amica del pittore, una tale Maddalena Antognetti detta Lena, ritratta inoltre con i seni troppo in evidenza (d’altra parte, era una prostituta, così di racconta…), ed inoltre il Bambino era troppo cresciuto per rappresentarlo in completa nudità.

Anche la rappresentazione di Sant’Anna, che secondo la tradizione doveva partecipare alla redenzione, era troppo distaccata e dimessa, oltre che alquanto rugosa e anziana.

Vi sono anche altre ipotesi, meno censorie, come ad esempio il fatto che nella nuova San Pietro non fu concessa ai Palafrenieri la cappella sperata e quindi in quella di dimensioni più ridotte il dipinto del Caravaggio non ci stava.

Il cardinale Gabriele Paleotti

Fatto sta che vi fu chi trovò alquanto scandaloso il quadro: Gabriele Paleotti, il cardinale ritratto nell’immagine inclusa in questa scheda, nel “Discorso intorno alle immagini sacre e profane”, aveva duramente condannato per la raffigurazione della Vergine Maria ogni immagine che potesse essere solo lontanamente lasciva che “fa stomaco a vederla”, oppure Giovanni Pietro Bellori, raffigurato nella seguente immagine, che scrisse “L’altro quadri di Santa Anna fu tolto ancora da uno de minori altari della Basilica Vaticana, ritratti in esso vilmente la Vergine con Gesù fanciullo ignudo, come si vede nella villa Borghese”.

Lo scrittore e storico dell’arte
Giovanni Pietro Bellori

E fu proprio il cardinale Scipione Borghese (ultima immagine), uomo colto e collezionista d’arte, ad acquistare dalla Arciconfraternita per 100 scudi (Caravaggio ne ricevette 70, quindi i Parafrenieri ci guadagnarono!) l’opera che finì nel suo palazzo. Oggi la possiamo ammirare nella Galleria Borghese a Roma, attorniata di una marea di altre opere d’arte.

Il cardinale Scipione Borghese

Riguardo la lettura dell’opera, è praticamente tutta incentrata sul serpente, icona del maligno, calpestato dalla Madonna e da Gesù. E’ il tema dell’Immacolata Concezione, derivato da un passo del Genesi che per i cattolici era “Ipsa conteret caput tuum” e quindi ritenevano che fosse merito della Madonna la sconfitta del maligno, mentre per i luterani era “Ipse conteret caput tuum” e quindi il merito era assegnato a Gesù.

Oggi probabilmente sulla maggioranza delle persone questa distinzione non farebbe, come si suol dire, né caldo né freddo… ma allora poteva essere fonte di divisioni se non di vere e proprie lotte. E Caravaggio in questo dipinto sembra privilegiare le tesi luterane, inammissibili per la chiesa cattolica: forse fu più questo il motivo del rifiuto della tela ad opera della Arciconfraternita.

Marco Mattiuzzi – 01/02/2019

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