La morte di Giacinto: dal lancio del disco alla pallacorda

Attribuzione a Francesco Boneri (Cecco del Caravaggio)

In una precedente scheda avevo illustrato, attraverso alcune opere di pittori famosi, il mito della morte di Giacinto, morte avvenuta durante una gara di lancio del disco con Apollo.

Il disco, ricadendo a terra, era stato deviato dal dio Zefiro – anch’esso invaghito del fanciullo Giacinto ma non corrisposto – così che lo colpisse sulla fronte e l’uccidesse: un modo per privare Apollo del suo dolce amasio Giacinto, una ripicca tipica degli dei che pare fossero in continua lotta tra loro per motivi legati al sesso.

Quindi nelle varie opere pittoriche che trattano questo tema troviamo raffigurati i due protagonisti, Apollo che sorregge Giacinto morente, con accanto un disco, molto più ampio e pesante di quello che viene adoperato per le gare odierne, tuttavia si possono vedere anche quadri dove il disco è sostituito con delle racchette.

Infatti ad un certo punto, probabilmente a seguito di una traduzione abbastanza libera del mito narrato da Ovidio nel Libro X delle Metamorfosi operata dal poeta Giovanni Andrea dell’Anguillara (1517-1570), edita a Venezia nel 1561, la gara del lancio del disco diventa una partita a pallacorda, gioco più praticato e conosciuto nel rinascimento rispetto al lancio del disco.

Giambattista Tiepolo

Sia nel dipinto attribuito recentemente a Francesco Boneri (1588-1620), detto Cecco del Caravaggio, sia in quello del Giambattista Tiepolo (1696-1770) così come nell’affresco La morte di Giacinto (circa 1635), Palazzo Taffini a Savigliano, troviamo delle racchette molto simili, particolarmente nel dipinto del Tiepolo, a quelle odierne per il gioco del tennis.

Alcuni studiosi hanno avanzato l’idea che il dipinto di Francesco Boneri, noto come Cecco del Caravaggio, allievo e modello e – si racconta – anche amante del grande Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, abbia preso spunto per dipingere la sua Morte di Giacinto dall’episodio delittuoso che vide coinvolto il proprio Maestro durante una partita a pallacorda che sfociata in lite finì con l’uccisione di Ranuccio Tomassoni, suo rivale in amore oltre che avversario sul campo di gioco.

Anche l’opera del Tiepolo pare nasconda un suo retroscena, ovviamente in stile con l’argomento: fu commissionata da un nobile tedesco, il conte Wilhelm di Schaumburg-Lippe (1724-1777), si dice in memoria del suo amante, un musicista spagnolo appassionato di pallacorda/tennis che, proprio come il Giacinto proposto da  Anguillara, morì in un incidente di gioco, colpito da una pallina.

Marco Mattiuzzi – 31/03/2019

Gruppo Facebook “Pillole d’Arte”

La morte di Giacinto, Palazzo Taffini (Savigliano)

Lascia una recensione

500
  Subscribe  
Notificami