Pittura di genere: i Cavadenti

Lucas Van Leyden (1494-1533)

La pittura di genere, detta anche scene di genere, è la raffigurazione di eventi quotidiani quali feste, mercati, interni delle abitazioni, lavori domestici o nei campi. Una pittura ritenuta inferiore, o meglio “minore”, rispetto ai temi sacri o mitologici, storici o anche alla semplice ritrattistica.

L’aristocrazia e la Chiesa non era certo interessata a questo genere, che però trovò il suo sbocco e diffusione nella borghesia e nei mercanti quando questi, a iniziare nel XVI° secolo, in particolare nei Paesi Bassi, cominciarono ad affermarsi e ad avere disponibilità di denaro.

Johann Liss (1597-1631)
Johann Liss (1597-1631)

A volte queste scene di genere avevano come soggetto un qualcosa di grottesco, di curioso, e in questa scheda vorrei proporre un tema singolare e credo divertente: quello della raffigurazione dei Cavadenti.

Si ritiene che questo tema sia apparso per la prima volta in area nord-europea, in una incisione a bulino datata 1523 di Lucas Van Leyden (Luca di Leida, 1494-1533), noto incisore che probabilmente imparò l’arte da Dürer.

Michelangelo Merisi detto il Caravaggio (1571-1610)

Questa incisione fu poi presa come modello nel 1616-17 da Johann Liss (1597-1631) che realizzò dei dipinti di cavadenti pressoché identici all’originale.

Anche il grande Michelangelo Merisi (1571-1610), detto il Caravaggio, che amava raffigurare, oltre le immagini sacre che gli commissionavano, scene di genere solitamente ambientate in taverne o posti similari, con il dipinto “Il Cavadenti” (Firenze, Galleria Palatina) indusse i pittori fiamminghi caravaggeschi che operarono a Roma, tra cui Theodor Rombouts (1597-1637) con il suo Cavadenti (Madrid, Museo del Prado), a cimentarsi ulteriormente con questo tema.

Theodor Rombouts (1597-1637)

Lo stesso dipinto di Theodor Rombouts fu copiato da un ignoto autore nel XVIII° secolo, sostituendo i costumi seicenteschi con quelli della sua epoca, limitando gli oggetti sul tavolo ed eliminando l’armigero e chi gli stava alle spalle.

Da notare, fatto alquanto bizzarro, che sovente le scene comprendono anche diversi personaggi di contorno, non solo il sofferente di mal di denti e il cavadenti, quasi a formare un pubblico che incuriosito assiste all’operazione alla stregua di chi va a teatro per divertimento.

Anonimo del XVIII secolo
(copia del dipinto di Theodor Rombouts)

Più “professionali” sembrano invece i Cavadenti rappresentati nei dipinti di Jan Miense Molenaer (1610-1668) e di Gerrit Dou (1613-1675), particolarmente il secondo dove è ambientato in una stanza che dagli oggetti posti negli scaffali ricorda vagamente il laboratorio di un barbiere, cerusico e chirurgo.

Jan Miense Molenaer (1610-1668)

Infatti nel dipinto di Gerrit Dou si notano un paio di piatti o bacinelle da barbiere, riconoscibili dal bordo tagliato a mezzaluna che permetteva di appoggiarlo alla gola del cliente.

Bisogna ricordare che fin dal dodicesimo secolo ai barbieri erano demandate alcune operazioni chirurgiche, quali per l’appunto l’estrazione dei denti, i salassi e anche la ricomposizione delle fratture.

Gerrit Dou (1613-1675)

Vi erano categorie di barbieri ben regolamentate, ad esempio i Barbitonsori che si limitavano a tagliare barba e capelli; i Conzaossi, specializzati nella cura delle fratture e della sistemazione delle lussazioni; i Norsini per la cura di ernie e organi genitali; i Cavadenti che facevano i dentisti; gli Stueri (da “stue”, le stufe) curavano ed estirpavano i calli; i Braghieri, specializzati in fasciature per ernie e castravano gli animali; i Chirurghi, che curavano le piccole ferite o intervenivano in operazioni più impegnative su istruzioni di un medico.

Pietro Longhi (1701-1785)

L’ultimo dipinto di questa succinta scheda è di Pietro Longhi (1701-1785): qui sembra che il pubblico sia distratto da altre faccende, ciascuno è preso dalle sue attività.

Le figure sono tutte alquanto bizzarre, dalle maschere che pare complottino tra loro alla nana che acquista le pere, dalla scimmietta accanto il cavadenti alla posa teatrale di quest’ultimo, posa che ricorda gli imbonitori che propongono l’elisir che cura tutte le malattie alla gente durante le feste e i mercati.

D’altra parte, l’accostamento dei Cavadenti ai ciarlatani doveva avere un qualche fondamento, visto che si tramanda il detto “bugiardo come un cavadenti“!

Marco Mattiuzzi – 19/03/2019

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