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“La stampa fissata e lavata è per me quello che rappresenta una tela bianca per un pittore“. Questa frase di Benno Friedman, uno dei più abili fotografi creativi americani, ben si adatta al lavoro di Marco Mattiuzzi.

Tra tutti gli allievi del mio corso di fotografia “Creatività & Manipolazioni” Marco è stato senza dubbio uno dei più attenti.

Il momento magico dell’atto del fotografare, in Mattiuzzi, si arricchisce in un secondo stadio dell’apporto alchimistico. La riproduzione del negativo non è la fase finale del procedimento, ma l’inizio, o meglio la continuazione di un percorso che terminerà, per l’autore, solamente dopo un lungo lavoro di interventi manuali.

La ricchezza di queste immagini è data proprio dalle esperienze visive che anticipano il momento della ripresa, unite alla abilità manipolatoria della seconda fase, quella chimica in camera oscura.

I richiami culturali, sopratutto in alcune serie di ritratti come “Dioniso Fanciullo”, sono evidenti. I riferimenti alla mitologia greca, le pose, i volti fanciulli non possono non far pensare al barone Von Gloeden ed a certa ritrattistica ottocentesca; ma l’autore “inserisce” con delle sovrapposizioni altre immagini: alberi, rami, fabbriche, conchiglie, affreschi. E grazie a questa sintesi di due elementi figurativi si perviene ad un lavoro più meditato, capace di trasmetterci sensazioni più attuali. I viraggi, le tinture e le solarizzazioni, frutto di una attenta pratica chimico fisica, condiscono e danno il giusto sapore alle fotografie che, svincolate dal loro “compito” di rappresentare la realtà (quale?), pervengono ad un nuovo medium, non solo pittura, non solo fotografia.

Mattiuzzi in una sua presentazione cita Duane Michals “qui ci sono cose che in questa fotografia non si vedono…”

Ecco, è proprio la capacità di saper vedere ciò che non appare e fotografare sempre meglio le emozioni, il traguardo che Marco Mattiuzzi ha dimostrato di saper raggiungere.

Fiorenzo Rosso (Fotografo e direttore della galleria “Studio Dieci”, docente ai corsi di Fotografia Creativa all’Università Popolare di Vercelli)

 

…le sue figure di bambini e bambine sono un po’ meno innocenti di come li pensiamo. Hanno la forza seducente delle foto di Lewis Carroll, il professore di matematica che adorava le bambine alle quali dedicò lo splendido “Alice nel Paese delle meraviglie”.

Serena Leale (La Sesia)


…prevalgono le figure umane, spesso parcellizzate, stravolte o velate, ma all’opposto, colte in momenti di profondo intimismo, quasi riproducessero ottocenteschi interni borghesi. Le ascendenze pittoriche, seppure non dichiarate, sono evidenti in gran parte delle fotografie, ma sono le immagini stesse ad emergere lentamente dai sedimenti della coscienza e ad assumere, quasi come per una loro capacità intrinseca, un ruolo dominante nel processo creativo.

Rosella Tona (L’Eusebiano)


…E le sue tecniche: solarizzazioni, viraggi, tinture e manipolazioni più o meno sperimentali; e la pittura che si incrocia con la lastra impressionata, in senso ambiguo…non tanto procedurale quanto concettuale. Ma alla consapevole ambiguità di un Mattiuzzi pittore e fotografo d’arte si affianca l’ecclettismo di un uomo di cultura che sa di musica, di letteratura, di linguaggi dell’animo.

Alessandro Galluzzi (La Provincia)


…Le opere sono quelle del suo filone principale, quello che si potrebbe definire arcadico, legate alla fanciullezza e all’adolescenza, ritratta nella sua autenticità più naturale, con evidenti richiami al classicismo della mitologia greca. Su queste immagini (principalmente ritratti di fanciulli), s’innesta l’elaborazione con sovrapposizioni e viraggi successivi. Ogni composizione è una piccola scena teatrale e racconta una sua storia minima. L’attuale mostra è una buona occasione per ammirare l’opera di un autore sensibile e raffinato.

Giampiero Prassi (Notizia Oggi)


…Uno sfondo di cieli plumbei, un incantesimo di occhi sgranati, fantasmi di legni abbattuti e di case fatiscenti alla periferia del mondo tesi ad evidenziare la nudità di un efebo in piena luce: tale, almeno in chiave appena accennata di riscontro, risulta essere la prosa dolorosa del mondo fotografico di Marco Mattiuzzi.

Rosella Tona / Fabio Ponzana (L’Eusebiano)


…Le fotografie esposte hanno come tema l’adolescenza ed ognuna di esse, oltre alla bellezza dell’immagine in se stessa, offre all’attento osservatore una doppia lettura: come la presa di coscienza da parte della bambina del passaggio dall’infanzia alla pubertà, o come la ricerca di identità di “Dioniso fanciullo”.

Paola Ossola (La Provincia)


…Quei negativi sovrapposti, elaborati con solarizzazioni, viraggi cromatici multipli e le coloriture effettuate a mano, ci portano lontano. Per chi conosce Marco, si potrebbe benissimo adattare a lui la definizione poetica, con la quale venivano chiamati i fotografi dell’800, che operavano all’esterno: “pellegrino del sole”.

Pino Marcone (L’Eusebiano)