San Marco evangelista

Gentile e Giovanni Bellini: Predica di san Marco ad Alessandria d’Egitto (1504-1507; Pinacoteca di Brera, Milano)

Il 25 aprile la chiesa ricorda San Marco evangelista (Nascita: Israele o Cipro, 20 circa; Morte: Alessandria d’Egitto, seconda metà del I secolo), discepolo dell’apostolo Paolo e successivamente dell’apostolo Pietro.

Emmanuel Tzanes (1610-1690):
San Marco Evangelista (1657)

Ritenuto l’autore del Vangelo secondo Marco, considerato dalla chiesa copta patriarca e primo vescovo di Alessandria d’Egitto, è venerato come santo anche dalla Chiesa cattolica e da quella ortodossa.

I suoi attributi, che lo caratterizzano quando viene raffigurato in affreschi o quadri, sono il leone alato ed il libro, rendendolo facilmente individuabile anche a una superficiale lettura, leone che divenne simbolo della città di Venezia che conserva le sue spoglie in quella mirabile basilica a lui dedicata.

Si racconta che furono due mercanti veneziani, Buono da Malamocco e Rustico da Torcello, su ordine del doge Giustiniano Partecipazio (VIII secolo – Venezia, 829), a trafugare i resti del Santo nel 828 da Alessandria d’Egitto, nascondendole in una cesta di ortaggi e carne di maiale per eludere il controllo dei saraceni che avevano invaso la città e buona parte dell’Egitto.

Vladimir Lukich Borovikovsky (1757-1825):
San Marco evangelista
(Kazan Cathedral, St.-Petersburgh)

E fu lo stesso doge Partecipazio, che morì un anno dopo l’arrivo a Venezia delle reliquie trafugate, a disporre per testamento la costruzione di una basilica “degna per mettere definitivamente a dimora le ossa del santo”.

Una prima chiesa fu quindi edificata nell’832 accanto al Palazzo ducale, sostituita in seguito nello stesso posto da uno nuovo edificio nel 978, mentre la basilica attuale risale a una successiva ricostruzione completata nel 1094.

Tuttavia al suo completamento ci si accorse di non sapere più dove fossero state nascoste, al fine di salvaguardarle, le reliquie di San Marco in quanto non furono mai documentati i ripetuti spostamenti delle spoglie del patrono.

La leggenda narra che tre giorni di preghiere e processioni le fecero al fine scaturire miracolosamente da un pilastro, ma le sorprese non mancarono neppure nel 1811 quando si decise di ispezionare la sepoltura per spostare nuovamente i resti di San Marco sotto l’altare maggiore affinché fossero protetti da eventuali inondazioni.

Juan Sánchez Salmerón (1666-1688):
San Marco evangelista
(Museo Soumaya, Cdad. de México D.F.)

Durante questa ispezione, il conte Leonardo Manin (1771-1853) ritrovò due cadaveri, di cui uno intatto compresa la testa, mentre dell’altro vi erano solamente alcune ossa: non essendoci a quel tempo possibilità di indagare oltre scientificamente non ci si preoccupò più di tanto e il conte concluse così la sua ricognizione: «Un capo coi suoi denti fornito, le ossa principali che formano lo scheletro di un uomo affatto scarnate e disseccate, oltre a molti pezzetti già polverizzati e molta cenere».

Tuttavia nella Biblioteca Sanctorum, volume 8, si legge «Solo il capo rimase ad Alessandria [d’Egitto] e fu portato più tardi al Cairo», passo confermato da Monsignor Antonio Niero (1924-2010), probabilmente il maggior studioso dell’evangelista, che confermò: «E’ certo che a Venezia quella reliquia non venne».

Jacopo Tintoretto (1518-1594):
Trafugamento del corpo di San Marco
(Gallerie dell’Accademia, Venezia)

Quindi di chi è la testa rinvenuta? e sono tutte sue le ossa visto che ben 16 chiese d’Europa vantano la conservazione di sue reliquie?

Questa vicenda ispirò gli studi del ricercatore britannico Andrew Michael Chugg, pubblicati nei suoi due libri “The Lost Tomb of Alexander the Great” (2004)  e “The Quest for the Tomb of Alexander the Great” (2007) che avanzò l’ipotesi che il secondo corpo possa trattarsi di Alessandro Magno.

L’ipotesi deriva dal fatto che  ad Alessandria d’Egitto,  a 900 metri di distanza dal martyrium di San Marco si trovava la camera funeraria di Alessandro Magno, morto nel 323 a.C., e che la teca dell’evangelista, accogliesse per proteggerle dai fanatici cristiani che in quei tempi (IV secolo – pax costantiniana) distruggevano tutto ciò che ritenevano pagano, in una commistione di sacro e profano anche le ossa del grande eroe macedone.

Inoltre ci si può chiedere cosa ci facesse un monumento funebre romano con la stella a otto raggi, emblema della dinastia di Alessandro, nelle fondazioni dell’abside maggiore della basilica veneziana o il rilievo bizantino inserito nelle arcate della facciata della basilica con l’eroe che vola in cielo su un carro tirato da grifi alati.

A parte le vicende storiche, vere o leggendarie che siano, è interessante osservare la capacità di Venezia di convogliare culture diverse, un punto di collegamento tra occidente e oriente sintetizzato pienamente nell’architettura e decorazioni della grande basilica di San Marco che non manca di incantare chi ha la fortuna di poterla visitare.

Marco Mattiuzzi – 25/04/2019

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