“Venere e Cupido mingente” di Lorenzo Lotto

Quando gli artisti sono liberi di esprimersi, creano dei capolavori: Lorenzo Lotto (1480-1557) unisce elementi della classicità pagana ad elementi della religione cristiana con questo eroto vendemmiatore che irrora di “pipì santa”, così è considerata popolarmente l’orina dei bambini, la dea Venere. Probabilmente realizzato in occasione di un matrimonio, “Venere e Cupido mingente” (1530 circa) rappresenta l’allegoria dell’amore fecondo espressa dai vari oggetti inclusi e dal comportamento dell’irriverente Amorino.

Possiamo notare in alto a destra la conchiglia, simbolo di fecondità in quanto ricorda il sesso femminile. Vi sono poi i petali di rosa sparsi sul corpo di Venere quale ulteriore simbolo di femminilità, e il velo sul capo a indicare la sposa, sormontato da un diadema quale coronamento dell’amore con il matrimonio.

Il getto di pipì che attraversa la corona arborea di mirto, pianta sacra a Venere e ulteriore simbolo del matrimonio fecondo, allude alla sensualità gioiosa e innocente a cui la dea appare accondiscendente oppure potrebbe essere letto proprio come la consumazione del rapporto, suggerito anche dalla frantumazione della rosa in tanti petali.

Il drappo rosso alle spalle dei soggetti, riferimento alla rubedo (il rosso considerato dagli alchimisti il colore intermedio tra bianco e nero, tra luce e oscurità, rappresentante il ricongiungimento degli opposti, la chiusura del cerchio, l’unione di spirito e materia, del maschile e femminile), il tronco d’albero quale simbolo della stretta connessione tra la Madre Terra e l’Universo, il piccolo serpentello e il bastone (conoscenza e Hermes) e per finire gli incensi rituali sospesi alla corona di mirto completano questo capolavoro.

Da sottolineare che la simbologia legata al panno di colore rosso, alla rubedo, viene avvalorata dal fatto che Lorenzo Lotto era anche un alchimista. Un po’ lo erano tutti i pittori dell’epoca, visto che dovevano prepararsi i colori e poi faceva parte della loro cultura generale, ma Lorenzo Lotto pare fosse più di altri versato in questo campo.

Purtroppo la lettura di quest’opera sovente si sofferma al solo gesto irriverente del piccolo Cupido, spero che con questo scritto si possa provare il piacere di approfondire la lettura delle opere di questi straordinari artisti, la cui cultura classica e religiosa non ha paragoni con quella dei nostri tempi.

Marco Mattiuzzi – 01/01/2019

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